Alimentazione e ambiente: come farli convivere per raggiungere la sostenibilità

Redazione BacktoWork 09/02/2021

L’alimentazione ha un costo, oltre che economico, anche ambientale: come è possibile farla convivere con il rispetto dell’ambiente per garantire la sostenibilità?

Alimentazione e ambiente 

La produzione di alimenti ha un notevole impatto sull’ambiente: soltanto agricoltura e allevamento comportano infatti la produzione di grandi quantità di gas serra, l’utilizzo di una buona parte delle risorse idriche disponibili e la deforestazione di intere aree da mettere a disposizione per la coltivazione, indebolite da un utilizzo intensivo che impedisce la loro rigenerazione. Le attività comportano poi inquinamento anche nella fase di messa in commercio, sia per il confezionamento che per il trasporto e la vendita.

Si tratta comunque di settori che presentano grandi possibilità di ottimizzazione per garantire miglioramenti nelle fasi dei processi e riduzione allo stesso tempo di perdite e sprechi. Questo renderebbe possibile avere una dieta che garantisca la massima sostenibilità ambientale, cosa che secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e Agricoltura), si può raggiungere soltanto con un ridotto impatto sull’ambiente e un costo accessibile è possibile.

Come garantire la sostenibilità ambientale

Si intuisce dunque che la strada verso un’alimentazione sostenibile passa attraverso lo sviluppo di tecnologie innovative per l’agricoltura e l’allevamento. Ne è un esempio il lavoro svolto da Ariel Greenwood, che fa crescere il proprio bestiame senza bisogno di mangimi particolari o antibiotici (riducendo così l’inquinamento) con il risultato di avere carne e latte di qualità superiore da una parte e benefici per l’ambiente dall’altra. I terreni per allevare gli animali vengono infatti scelti attentamente in modo da capirne la composizione ed intercettare le risorse idriche presenti.

In secondo luogo vengono selezionati gli alberi e le piante adatte a quel tipo di suolo coltivandoli senza l’uso di pesticidi chimici e creando un habitat ideale per il bestiame, che viene spostato con frequenza da un luogo all’altro per incoraggiare una rotazione delle risorse consumate. Alcune aree rimangono inutilizzate anche per anni in modo da favorire naturalmente la crescita della vegetazione di cui si nutriranno gli animali.

Un’altra modalità per far convivere buona alimentazione e rispetto dell’ambiente è quella di superare la barriera del cibo spazzatura. Mentre infatti in Italia abbiamo una disponibilità di materie prime di qualità, in altri paesi come gli Stati Uniti non è così e il junk food, complice il basso costo e la possibilità di trovarlo ovunque, è largamente consumato dai cittadini americani. Si tratta di un’alimentazione dannosa per l’uomo (tanto che la maggior parte degli obesi a livello globale si trovi proprio nei paesi più poveri) e per l’ambiente dato che si fonda sul consumo di carne e prodotti agricoli di qualità scadente. Un modo per ridurre la diffusione del cibo spazzatura e per far sì che alimentazione e ambiente vadano di pari passo all’insegna della sostenibilità, potrebbe essere quello di introdurre una tassa sulle bevande a base di zucchero e altri cibi junk in modo analogo a come vengono tassati alcol e tabacco. Si tratterebbe di imporre un’aliquota su caramelle, patate fritte, dolciumi, che al momento sembra però molto difficilmente realizzabile in quei paesi in cui questi alimenti vengono largamente consumati. In altri stati la legislazione è però già intervenuta su questo fronte: in Messico le bevande zuccherate sono pesantemente tassate e in Ungheria lo sono tutti i cibi con un alto contenuto di zuccheri.

Al di là di ciò che può essere fatto a livello statale o aziendale, per portare benefici all’ambiente diventa fondamentale la responsabilità del singolo nel seguire un’alimentazione adeguata al raggiungimento della sostenibilità. Uno studio realizzato dagli esperti della Fondazione BCFN ha illustrato tramite la realizzazione di una doppia piramide alimentare e ambientale che i cibi “amici” della salute lo sono anche dell’ambiente. Il modello è costituito dalla piramide alimentare classica, in cui sono rappresentati gli alimenti e le proporzioni che dovrebbero mantenere all’interno di un’alimentazione equilibrata e salutare, e un’altra piramide capovolta in cui si riportano nella punta i cibi che hanno un minor impatto e alla base quelli che invece ne hanno uno più elevato. Osservando i disegni appare che alla base della piramide alimentare, dunque tra gli alimenti da consumare con maggior frequenza, ci sono frutta, verdura, cereali (meglio se integrali) e legumi. Mentre in cima alla piramide si trovano i dolci e la carne bovina. In parallelo, la punta della piramide ambientale è rappresentata da frutta e ortaggi, mentre la base dalla carne bovina.

Si tratta comunque di una doppia piramide non immutabile ma passibile di modifiche in base alle nuove informazioni che si aggiungono al patrimonio di conoscenze su diete sane e sostenibili. Per esempio durante la conferenza mondiale sulla dieta mediterranea (2016), gli esperti dell’International Foundation of Mediterranean Diet (IFMeD) hanno proposto la Nuova Piramide della dieta mediterranea come un modello salutare e che alla valenza nutrizionale integra gli aspetti culturali, ambientali ed economici.

L’esempio di The Circle

Un esempio di come alimentazione e ambiente possano andare di pari passo nella strada verso la sostenibilità è fornito da The Circle. Grazie all’unione di acquacoltura e acquaponica, il meccanismo ideato dalla startup ha eliminato qualsiasi tipo di rifiuto inquinante. L’azienda ha in particolare sviluppato un sistema a ricircolo che consente l’allevamento di pesci e la produzione di ortaggi nello stesso spazio. Una o più pompe prelevano infatti l’acqua nella quale vengono allevati gli animali, convertono gli scarti prodotti dai pesci in nutrienti e irrigano direttamente le radici delle specie vegetali contenute all’interno di strutture verticali interamente fuori suolo. Infine l’acqua torna nella vasca di allevamento, tramite un meccanismo che permette di ridurre del 90% il consumo di risorse idriche senza utilizzare diserbanti o fertilizzanti.


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Questo tipo di tecnologia consente di recuperare tutta l’acqua che le piante non sono state in grado di assorbire e al contempo garantisce una maggiore resa e una maggiore velocità di crescita delle piante coltivate in modo naturale. Si tratta di un nuovo modo di fare agricoltura che punta a rendere competitivo e altamente tecnologico un settore ritenuto arretrato e a fornire una risposta reale e concreta ad alcune delle sfide ambientali tra cui l’erosione del suolo, il consumo di acqua e i livelli di inquinamento.


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